PROSTITUZIONE VOLONTARIA

Gli argomenti a favore della regolamentazione sono veramente conformi alla realtà? Le loro proposte invitanti anche si erronee perchè  presentano la prostituzione come una libera scelta delle  donne mentre la verità  è un gran negozio o affare degli uomini

Pubblicato il 27 Settembre 2018

Link originale: https://elpais.com/elpais/2018/09/25/opinion/1537896751_590517.html

LAURA FREIXAS

Traduzione di Tilo Pez

“Si deve distinguere tra prostituzione volontaria e forzata”, ci dicono coloro che in questi giorni hanno difeso  la creazione del Sindacato Spagnolo delle “lavoratrici sessuale “, tra l’argomentazioni di quelli favorevoli troviamo queste: 

  • Se una donna vuole  prostituirsi per la sua propria decisione, qual è il problema? 
  • Se lei sta esercitando la sua libertà lavorale e sessuale scegliendo per se un lavoro che li procura soldi e potere.
  • Chi siamo noi per dire alle donne cosa devono fare con il loro corpo?
  • Certamente che la tratta deve essere perseguitata e condannata,  tuttavia dobbiamo rispettare, legalizzare e proteggere la prostituzione volontaria “.

Convinti che i loro discorsi e le loro argomentazioni sono impeccabili. Però, la domanda è: si ha che vedere con la realtà?  Continuando con: veramente ci sono donne che esercitano la prostituzione liberamente?, e in questo caso, perchè lo fanno? Così si riappropriano del loro potere? … Non mi vengono altre risposte migliori a queste domande che un libro autobiografico pubblicato in francese nel 2001: Putain, di Nelly Arcan, in italiano “Puttana” editto da Gremese 2014.

Il suo è proprio il caso ideale, senza niente che possa contaminare la genuinità dell’esempio: una giovane ragazza, bianca, di classe media, con tutti i suoi documenti in regola e senza difficoltà economiche, cittadina di un paese occidentale moderno ed egualitario, come il Canada, che decide un buon giorno di offrire i suoi servizi a un’agenzia di prostitute di lusso. Per quale motivo? È lei stessa a chiederselo, qualche tempo dopo, durante una seduta con il psicoanalista. Con la struttura di associazioni libere, con cruda introspezione, e la sua brutale impudenza, Puttana sembra la trascrizione del monologo che l’autrice ha messo a punto sul divano.

L’analisi psicoanalitico del caso specifico di Arcan non sembra difficile. Lei è figlia di un padre che non fa sesso con la moglie, ma si con le prostitute; e d’una madre che è una nullità nella coppia e che il disinteresse di suo marito li ha generato una depressione che la costringe a passare  giorni interi al letto. Tuttavia non è l’aspetto individuale che ci interessa, ma il sociale. È giusto qui che coincidono perfettamente le due facce della stessa moneta. Nelly Arcan che, come abbiamo capito, ha percepito di vivere in un mondo i cui parametri per la determinazione dei valori supremi è il desiderio maschile, e che la sua famiglia era solo la versione esagerata di questo mondo .

Quando si guarda intorno, Arcan vede donne il cui unico potere che possiedono è quello che  esercitano  attraverso gli uomini, utilizzando come moneta di scambio  sesso o figli . Donne ossessionate per piacere agli altri e terrorizzate dall’idea d’invecchiare. Donne – bambole, che passano “dal lettino della estetista alla palestra; dalla boutique alla dietista; dal chirurgo allo striptease e alla fine nuovamente al letto … ” Dove vede tutto ciò? Da per tutto e ovunque. Nelle favole per i bambini, che ci presentano gli uomini positivi che fanno cose per se stessi e donne che valgono solo quando piacciono agli uomini. Ad esempio i Puffi,  ci sono diversi personaggi maschili, con personalità, interessi, iniziative (lo sportivo, il poeta, il brontolone …) Però con un solo e singolo personaggio femminile (non servono altri, si tutte le donne sono uguali!!). La Puffetta, con cui Nelly Arcan si confronta più volte, è solo carina e nulla altro. Nei libri di storia, dove dell’altra metà della popolazione in pratica non si parla, come si non fossero mai esistite o non avessero mai fatto niente che meriti d’essere menzionato o raccontato. Nella cultura in generale, dove le donne mature, le sagge e potenti, o non esistono o sono dipinte come odiose e ridicole. Nella pornografia; Nelle riviste di moda; Nella società dove a trionfare su quelle ambiziose e che più si impegnano nelle loro professioni, sono sempre quelle sexy … Anche si, naturalmente, nei discorsi politici corretti  sostengono il contrario. Ricordo  aver letto da qualche parte che proprio Melania Trump visitando una scuola  femminile ha detto precisamente “Quello che conta in una donna è …l’intelligenza”.

I discorsi sul “distinguere la prostituzione volontaria da quella forzata” sono attraenti, ma fallaci. Perchè si fondano sul concetto di “consenso”, che non contempla tutti i fattori per cui nel concederlo la maggioranza sono le donne povere e non le  ricche; sono le  abitante delle periferie rispetto a quelli del centro città e pesano di più sulle donne che sui maschi, cioè ci stiamo riferendo a quei fattori come sono : mancanza di risorse, di alternative, o per impotenza. Si gran parte della prostituzione è, come si dice, libera, allora è solo un caso? che coloro che la esercitano per una schiacciante maggioranza sono le donne povere e del Terzo Mondo? Quello che chiamiamo “consenso” è volontà o , piuttosto, come segnala (per propria esperienza) Amelia Tiganus, è rassegnazione più che consenso? Forse non ci interessa né vogliamo saperlo …È totalmente  falsato, perché fanno appello alla “libertà sessuale” per giustificare  atti e fatti che per le donne coinvolte nella prostituzione  non ha nulla a che vedere con il piacere o la gioia. È un inganno anche quando lo presentano come una “libera scelta” delle donne, quello che in realtà è solo un business tra uomini (papponi da una parte, e puttanieri dall’altra) dove le  donne prostituite sono solo la merce.

Come ha dichiarato Françoise Héritier, “Dire che le donne hanno il diritto a vendersi, è occultare il fatto che gli uomini hanno il diritto a comprarle”. Per quanto riguarda le argomentazioni politiche, sulla distinzione tra prostituzione “buona” (quella che secondo alcuni si dovrebbe regolamentare) e prostituzione “cattiva” (quella che secondo loro  la regolamentazione farebbe scomparire) omettono il fatto, ampiamente già dimostrato, che la regolamentazione non riduce la tratta, non garantisce alcun diritto alle donne prostituite (in quanto sono pochissime quelle che si registrano nei “sindacati”) e anzi i fatti dimostrano che peggiora notevolmente la loro situazione: perchè si è legale, vale tutto, dalle tariffe forfettarie di birra, salsicce e donne illimitate, alla possibilità di defecare in faccia alle prostituite, come sono già arrivati  in Germania.

“Tu l’hai voluto, ti ripetono”, scrive nel suo libro Nelly Arcan, “come si quello che io voglio non avesse nulla a che vedere con loro, come si non fosse precisamente quello che loro volevano”. Lei vive la prostituzione come un inferno:  finalmente capirà che i puttanieri “non fottono lei, nemmeno la sua fessura, ma la loro idea di cosa è una donna”, anche si lei confessa il suo “odio” per i puttanieri e per i suoi “gesti meccanici e dolorosi da bambola spettinata”, continua a percepire se stessa “eccitante” per loro,  come l’unico modo che ha lei stessa per sentirsi “apprezzata” e “potente”… in una società basata sulla disuguaglianza tra uomini e donne.

Bene, questa è la chiave del caveau: E’ questo ciò che la prostituzione riflette, che spiega, quello che hanno in comune tutte le sue modalità.

Alla fine è il denaro lo strumento che unisce  consenso e  violenza. A prescindere dal luogo dove avviene, la natura della prostituzione è sempre la stessa, quindi non è corretto parlare di consenso. Il vero consenso non prevede forzature o pagamenti. Rachel Moran

Ecco perché ci aspettavamo che un governo come quello di Pedro Sánchez ( Partito Socialista Spagnolo)  , che si definisce femminista, si dichiari abolizionista. Le lite sulla legalizzazione di un “sindacato dei lavoratrice del sesso” è un buon momento per dimostrarlo con i fatti.

Nelly Arcan
1973-2009
Canada

Per quanto riguarda Nelly Arcan, si è impiccata nel suo appartamento di Montreal nel settembre 2009, a solo 36 anni.