LE DONNE LIBERE NON VOGLIO FARE LE PUTTANE

 

Pubblicato il 3 Settembre 2018

Link originale: https://www.lavozdelsur.es/las-mujeres-libres-no-se-meten-a-putas/

Di Raul Solis

Traduzione di Tilo Pez

Nel sistema neoliberista, nel quale tutto può essere venduto o acquistato, sotto il falso dogma della libera scelta, ultimamente vogliono convincerci che le prostitute sono donne libere, emancipate, coraggiose e che così danno l’esempio. Scelgono liberamente l’esercizio della prostituzione sotto l’assioma “meglio fare la puttana che strofinare scale”, come l’esempio di classe servile e di disprezzo per il lavoro che realizzano gli operai.

Così, ripetono che è meglio fare la puttana che fregare scale o rivendicare i diritti, e vogliono farci accettare che un tizio qualunque per il quale una donna non sente alcuna attrazione o piacere, e persino un profondo schifo, ha diritto a penetrarla per tutti gli orifizi esistenti nel suo corpo, a umiliarla e trattala come un giocatolo sessuale. Come si fossi l’ultima cicca buttata a terra per essere calpestata; però certamente questa lo fa per la sua libera scelta. In maniera che queste donne prostituite si sentono felici, realizzate, potenti, libere e pure emancipate dedicandosi a una professione che simboleggia come nessun’altra tutto quello che le donne significano per il patriarcato.

Crediamo molto grave che il neoliberismo sia riuscito a convincerci che una persona possa scegliere liberamente dalla situazione di disuguaglianza e povertà in cui si trova.

Ancora peggio e molto più grave trovarci di fronte a un esercito di persone di sinistra difendendo gli stessi postulati dei prosseneti, senza fermarsi nemmeno un attimo a pensare come il feroce capitalismo penetra le donne con la stessa logica, forza e violenza con cui irrompe nei mari, montagne e spazi protetti per estrarre le materie prime per continuare ad aumentare i loro profitti conti e ricchezze, senza importali i diritti umani, l’ambiente o la sostenibilità della vita.

Ho appena finito di scrivere un libro, “La doppia transizione “, sulla vita di otto donne transessuali vissute nella dittatura franchista, esse iniziarono la loro transizione di genere verso la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 quasi tutte loro in un momento delle loro vita hanno esercitato la prostituzione per evitare l’espulsione di casa, il non riconoscimento della propria identità e perchè le porte del mondo del lavoro per loro erano chiuse. Nessuna di loro mi ha detto che è stata puttana perché era libera. Anzi è vero tutto il contrario, sono puttane perché non erano libere. Perché la società, le leggi e la moralità avevano sollevato un muro di povertà e disuguaglianza che impediva a loro il passaggio verso la libertà.

Ricordo la testimonianza di una di loro, si prostituiva a Parigi nella sua gioventù, che mi ha detto quanto si vedeva patetica con la sua borsetta aspettando i clienti, e la paura che sentiva quando restava sola nel buio della notte nel suo angolo e sopratutto quello che lei avrebbe dato per essere assunta come cuoca o in qualunque altro lavoro dove servissero le sue capacità professionali e non per come erano le sue tette, per la misura del suo pene o per il numero di cazzi che riusciva a farsi entrare in bocca e nell’ano.

I difensori della prostituzione, molti dei quali appartenenti alla sinistra, e anche quelli ancora più a sinistra che ormai quando parlano della prostituzione coincidono totalmente con le destre, sostenendo che questa deve essere regolamentata, perchè così le donne hanno l’opportunità di esercitare e praticare la loro libera scelta, cioè scelgono liberamente di prostituirsi. Per questo, si avvalgono delle testimonianze di ex prostitute, solo che queste spesso sono pagate dagli stessi prosseneti, per analizzare e parlare dell’industria del sesso in modo di presentare la prostituzione alla opinione pubblica come si fosse una comune e normale attività commerciale e non una delle principali economie criminali del mondo che alimenta il 90% del traffico di donne per lo sfruttamento sessuale e che nella Cina o la Thailandia rappresentano oltre il 5% del PIL

Ricordo la testimonianza di una di loro, si prostituiva a Parigi nella sua gioventù, che mi ha detto quanto si vedeva patetica con la sua borsetta aspettando i clienti, e la paura che sentiva quando restava sola nel buio della notte nel suo angolo e sopratutto quello che lei avrebbe dato per essere assunta come cuoca o in qualunque altro lavoro dove servissero le sue capacità professionali e non per come erano le sue tette, per la misura del suo pene o per il numero di cazzi che riusciva a farsi entrare in bocca e nell’ano.

Questi stessi sostenitori della prostituzione, che vanno da Ada Colau, Inés Arrimadas, Rocio Medina, responsabile Femminista di Podemos (forza politica simile al nostro 5S), e il Sindacato dei lavoratori dell’Andalusia (SAT), senza alcun scrupolo trasformano alle donne prostituite, povere e disuguali, nelle eroine della libertà, e contemporaneamente alle femministe abolizioniste nella penosa e ridicola caricatura delle puritane, legate a una morale che condanna e odia il sesso. In modo che per i magnanimi difensori della prostituzione, trasformare le donne in puttane è diventato moderno, sexy, trasgressivo; Mentre il sesso inteso come piacere reciproco, e paritario, è arcaico, rappresenta il conservatorismo che ormai è demodè.


La sinistra pro-prostituzione può essere consapevole o non, che sta  collaborando per rinforzare il pensiero neoliberista delle destre, con il quale tentano di convincere le persone che si può essere liberi indipendentemente della propria situazione economica, e del suo status sociale. Questi non sono più validi parametri per l’analisi politico-sociale del mondo globalizzato, anche si in questo la povertà e la disuguaglianza, specialmente delle donne cresce a un ritmo vertiginoso e si cronicizza con la stessa velocità.


Oggi, le donne transessuali spagnole prostituite sono molto di meno. Perché? Perché crescono nell’accettazione delle loro famiglie. Non vengono perseguiti come prima. Anche perchè oggi le leggi li proteggono maggiormente e la società gradualmente sta abbattendo i muri che impediscono a queste donne l’accesso all’occupazione, al servizio sanitario e sociale, all’educazione e al ruolo di cittadini. Oggi le donne transessuali spagnole che si prostituiscono sono sempre un numero minore di prima perché hanno il riconoscimento di una maggiore uguaglianza e sono più libere.

Anche si il discorso dei pro-prostituzione la presentano come qualcosa meraviglioso e divertente. Arrivando a sostenere con questo discorso che le transessuale durante il franchismo sarebbero state più libere perché si potevano dedicare e praticare di più la prostituzione in confronto delle donne trans nate in democrazia.


Convincetevi le donne libere non scelgono mai essere puttane. Perchè essere una puttana Non è moderno; Non è sexy; Non è bello; Non è desiderabile; e soprattutto, non è consigliabile. Sostenere che le donne scelgono liberamente essere prostitute significa accettare che la libertà non dipende dalla situazione economica. È travestire con l’abito della emancipazione una persona che ha bisogno e deve essere riconosciuta nella sua condizione di vittima. Non per umiliarla, ma perché ha bisogno di  opportunità, aiuti, sostegno da parte della società e sopratutto  di strumenti e decisioni politiche che la facciano uscire dalla povertà e la disuguaglianza, in maniera che, da quella situazione possa scegliere “liberamente” cosa fare della tua vita. Non è la sola libertà di scelta che ci rende libere, ma da quale posizione sociale  faciamo questa la scelta.


Ora ci sarà qualcuno che mi dice, perché già conosco a memoria tutti i bei discorsi dei pro-prostituzione, che si deve  far parlare le prostitute. Questi stanno riferendosi alle prostitute che fungono da portavoce dei papponi, questi  creano associazioni e sindacati finanziati dagli imprenditori proprietari dei postriboli per riciclare l’attività criminale che distrugge donne, che le utilizza e consuma fino a quando non sembrano più giovanissime, per poi mandarle a i margini dell’industria del sesso o direttamente al mondo delle dipendenze per riuscire a sopportare la durezza di un mondo tanto crudele come è quello della prostituzione.


Non mi interessa l’opinione di nessuna prostituta, di nessuno che sostenga, ripeta o difenda i luoghi comuni come quello che arrivano a dire che  una donna ridotta alla miseria scelga liberamente di essere stuprata ogni giorno da un esercito di puttanieri. C’erano anche gli schiavi che si opponevano alla fine della schiavitù. Perché le catene per mantenere e rispettare  gli obblighi e la responsabilità individuali e sociali  di una società moderna, democratica, impegnata per raggiungere l’uguaglianza, che sia alleata del femminismo, con la capacità di prendere le decisioni giuste, pensare al bene comune, e che pensi alle donne povere prima di tutto, sono più pesanti per l’impegno quotidiano che comportano.


Con la regolamentazione della prostituzione, ogni donna potrà essere inviata a questo settore lavorativo. Nei paesi con più del 20% di disoccupazione femminile, succederà che una donna disoccupata, che deva fare richiesta per l’assistenza sociale,  si sentirà rispondere: “Guarda, bella, smetti di prettendere così tanti aiuti sociali e mettiti a fare la puttana, che lì, il lavoro abbonda.

” Non, le donne libere non vogliono fare le puttane” e tutte quelle persone che dichiarandosi di sinistra non possono ne dovrebbero difendere lo sfruttamento sessuale delle donne utilizzando gli stessi argomenti e dando le stesse risposte che quelli delle destre.

Si difendi la regolamentazione o la liberalizzazione totale della industria della prostituzione, invece dei diritti economici, di maniera che nessuna donna si veda costretta a convertirsi in una puttanaAllora sapi che non stai dalla parte delle puttane, ma stai dalla parte dei papponi.