INTERVISTA ALLA DOTTORESSA MIRIAM AL ADIB SULL’EPIGENETICA NELLE GRAVIDANZE SURROGATE

Si approfondiamo anche di poco scopriremo come la natura sincronizza la madre con il suo bebè durante la gravidanza preparandoli al vincolo, e allora  comprendiamo perchè la donna in cinta è realmente la madre del bebè”.

 

Link originale https://stopvientresdealquiler.wordpress.com/2018/03/09/entrevista-a-miriam-al-adib-si-profundizamos-un-poco-en-como-la-naturaleza-va-sincronizando-a-la-madre-y-al-bebe-durante-el-embarazo-preparandolos-para-el-vinculo-entenderemos-por-que-la-mu/

Traduzione di Tilo Pez

Il collettivo spagnolo “Stop Vientres de Alquiler” (Stop Ventri in Affitto) sta realizzando una serie di mini-interviste sulla  maternità “surrogata” con la finalità di contribuire ad aumentare la consapevolezza sulle verità di questa pratica attraverso i contributi e le riflessioni di donne provenienti da diversi ambiti, e ognuna di esse con diverse esperienze professionale e di vita.

Questa proposta nasce dall’esigenza di evidenziare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla realtà della maternità surrogata e fornire strumenti per l’analisi e la lotta contro la legalizzazione di questa pratica nel nostro paese, e anche per ottenere l’assoluto divieto a livello internazionale.

Abbiamo intervistato la dott.ssa Miriam Al Adib , ginecologa e ostetrica presso il Servizio Extremeño di Salute (SES) dall’anno 2000 a oggi. La dottoressa Adib dirige ed esercita come medico in due cliniche private di ginecologia e ostetricia ed è professore del Master in Sessuologia presso l’Università di Extremadura. Le sue linee di lavoro comprendono, oltre a Ginecologia e Ostetricia, l’epigenetica nella gravidanza, che corrispondono alle implicazioni delle neuroscienze nella salute materna primaria. Su questi argomenti ha scritto numerosi articoli disponibili nel suo blog Mujer al día en Ginecología.

Miriam Al Adib inoltre è coautrice di due guide su le buone pratiche cliniche:

E di un dossier sull’auto-cura per le donne con endometriosi.

Stop Vientres de Alquiler (SVA): Miriam, dice che esiste molta  ignoranza e banalizzazione di tutto ciò che suppone una gravidanza sia per la madre come anche  per la creatura stessa. Di tutto quello che la scienza ha rivelato  in questi ultimi anni in relazione alla gravidanza ?

Miriam Al Adib (MAA): La medicalizzazione farmacologica della vita in generale presuppone fin dall’inizio la banalizzazione di tutto ciò che è vincolato alle normali funzioni fisiologiche. Tanto il difetto che l’eccesso della medicalizzazione farmacologica sono ugualmente dannose per l’essere umano.

Nelle gravidanze e parto si riducono ai minimi termini gli aspetti che sono molto rilevanti per la salute del bebè e della madre, così come tutto quello che riguarda il vincolo indispensabile per entrambi. Dietro un parto non c’è solo un bebè che nasce da una donna e poi tutto finisce li, ma c’è tutto un processo neuroendocrino interno per cui si attivano una serie di ormoni e neurotrasmettitori che orchestrano lo svolgimento di  tutti i passaggi successivi in modo tale che tutto prosegua perfettamente con il programma volto produrre il vincolo madre-bebè.

Il cervello della madre durante tutta la gravidanza sviluppa una maggiore plasticità all’adattamento della sua intera vita. Attraverso le neuroscienze oggi possiamo conoscere i grandi cambiamenti funzionali, strutturali e neuroendocrini che avvengono nella donna in modo che quando il bambino nasce, la madre si occupi completamente  per la cura e l’allevamento. Si , modificano persino le aree cerebrali legate alle sensazioni della ricompensa e del piacere, in modo che la cura del suo bebè diventa piacevole e molto gratificante . Questi numerosi cambiamenti avvengono specificamente nel sistema limbico, che è il nostro cervello primordiale quello più animale, poiché è identico a quello degli altri mammiferi, ed è qui dove si processano le emozioni primarie, come l’intuizione e l’istinto.

Questa preparazione del cervello della madre culmina con il parto. Quando il parto è stato fisiologico (senza medicalizzazione) si produrranno altissimi livelli di ossitocina (il famoso ormone dell’amore) sia nella madre che nel bambino.

Questa ossitocina ha un ruolo centrale nel cervello della donna e del bebè, facilitando che da quel primo incontro inizi il vincolo, e quindi, che si affezionino e influenzino avvicenda madre e figlio. Il contatto pelle a pelle aumenta l’ossitocina in entrambi, e questa mantiene stabile l’asse HPA (che produce cortisolo, l’ormone dello stress) e che promuove la contrazione dell’utero impedendo l’emorragie post parto alla madre, e favorendo l’allattamento.

Con i benefici ormai scientificamente indiscutibili dell’allattamento al seno! Non solo per il bebè di oggi, ma anche per quello che sarà l’adulto di domani, (poiché lo proteggerà delle malattie come: l’ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità …ecc) , così come i benefici per la madre (proteggendola dalla depressione post-partum, il cancro al seno, l’osteoporosi, diabete,ecc ….e tanto altro ).

E’ per tutto questo, che il vincolo è così importante. Perchè tutti questi cambi si producano nel sistema limbico cerebrale è necessario siano rispettati tutti i processi (intervenendo solo quando indispensabile), e che alla donna le sia garantito un ambiente nel quale si senta tranquilla, sicura di sé, padrona del suo parto, si incoraggi i tempi del pelle a pelle, l’allattamento al seno …tutto questo contribuirà all’instaurazione del vincolo, importantissimo per tutti i benefici per la salute fisica e mentale del tandem madre-bebè.

Quando il parto è stato troppo medicalizzato e traumatizzato, e inoltre si separa la madre del bambino, come succede nella maternità surrogata. Succede che l’ormone protagonista non è più l’ossitocina (ormone del vincolo), ma sarà  il cortisolo (ormone dello stress) che entra in gioco a seguito del trauma per la separazione.

Che l’ormone protagonista durante il parto e nei momenti dopo la nascita sia il cortisolo, invece della ossitocina, ha molte implicazioni negative nella salute del tandem madre-bebè. In tale maniera non si produrranno i cambi necessari, nelle vie neuronali di entrambi, e come conseguenza di questo si difficoltà il vincolo e aumenterà le probabilità di depressione post-parto e difficoltà per l’allattamento nella madre; e nel bebè si produrranno cambi epigenetici dell’asse HHA che provocheranno degli sfasamenti tali che   predispongono a questi bambini a una peggiore gestione del cortisolo e quindi dello stress, e questo potrebbe protrarsi anche alla loro vita d’adulto.

SVA: Le persone che difendono la maternità surrogata insistono nell’affermare che la gestante non è la madre perché non ha alcuna relazione geneticamente con il bebè che sta generando e che partorirà. Cosa vuoi rispondere a queste persone?

Fino a poco tempo fa, non conoscevamo l’epigenetica, ecco perché si credeva che i geni erano statici, che rimanevano uguali dalla nascita sino alla morte. Ora sappiamo che non è così. Si approfondiamo un po’ sul modo in cui la natura saggiamente (quando è rispettata) sincronizza la madre e il bebè durante la gravidanza per prepararli al vincolo, allora comprendiamo perché la donna che gesta è realmente la madre del bebè.

Per prima cosa spiegherò cos’è l’epigenetica. Il genoma è la sequenza di DNA, gli epigenomi sono i marcatori chimici del DNA. Questi marcatori chimici si riproducono conformandosi all’ambiente che ci circonda e fanno che alcuni geni vengano attivati e altri non, e inoltre questi marcatori sono trasmissibili alla propria discendenza.

In quello che riguarda la salute e la malattia, è talmente importante il genoma (sequenza del DNA) come altrettanto importanti sono l’epigenoma (cioè i marcatori chimici del DNA). È stato dimostrato che, anche prima dell’annidamento dello zigote comincia a entrare il miRNA della madre all’interno di quel zigote, e questi miRNA cominciano già il processo di “on” e “off” dei geni del futuro bebè. Durante tutta la gestazione, le abitudini della madre, la sua dieta, le sue emozioni, le sue condizioni sociali e materiali … creeranno molti cambiamenti nell’epigenoma del bebè, questo scientificamente  la conosciamo come “programmazione fetale”.

Così è, come la madre che procrea e partorisce, modifica la genetica del bebè. Per questo motivo, a nessuno li dovrebbe venire in mente dire alle donne che sono madri per ovodonazione, o per donazione di embrioni, che loro non sono le madri, perché è tutto il processo della gestazione quello che determina la maternità.


SVA: Puoi spiegarci meglio in cosa consiste la programmazione fetale?

La programmazione fetale significa che ci sono malattie o il sistema immunitario importante per la salute nella fase adulta che sono programmati già nell’utero materno attraverso le modificazioni epigenetiche. Il bebè nel grembo materno, conforme all’ambiente circostante riceverà attraverso la madre l’informazione necessaria, in base alla quale programmerà il suo epigenoma per adattarsi a ciò che lo attende fuori dopo la nascita.

La programmazione fetale è stata una scoperta dall’epidemiologo inglese Barker. Lui realizzava le mappe delle predisposizioni alle malattie in Inghilterra e si resse conto che nelle aree dove c’era stata una carestia alimentare – questo  aveva determinato che in quel luogo nascessero bambini sottopeso o denutriti – però che nelle successiva tape della vita in questi bambini si verificava un’alta incidenza di casi di obesità. Questo perché quando il feto non riceve abbastanza nutrienti durante la gravidanza, i suoi geni saranno programmati per un metabolismo a risparmio energetico, in modo di potere sopravvivere a questa mancanza di cibo. Questo stesso metabolismo salvifico che gli permette di sopravvivere alla carestia, sarà quello che nella età adulta lo predisporrà all’obesità.

Lo stesso accade con lo stress. Lo stress intenso e prolungato materno mantiene alto i livelli di cortisolo (ormone dello stress). Questo cortisolo attiverà i meccanismi di programmazione dell’asse HHA del feto, cioè il bebè si preparerà per un mondo ostile, cioè con un programma di gestione dello stress peggiore. Aggiungo, che quando il cortisolo viene gestito male, può indurre diversi danni collaterali negli altri sistemi, come il sistema immunitario, cardiovascolare o metabolico, poiché il cortisolo svolge un ruolo fondamentale in tutti questi sistemi.

Oltre a tutto, giustamente nell’atto della nascita e ore dopo, si attivano moltissimi meccanismi epigenetici e come già è stato dimostrato che influenzeranno in maniera decisiva la salute fisica e mentale del bebè e anche del suo futuro di persona adulta.

Per il semplice fatto di nascere con cesareo, come è stato dimostra da lo studio pubblicato dal gruppo di ricercatori dell’Istituto Karolinska di American Journal of Ostetricia e Gynecology- cosa che automaticamente implica non aver passato per tutto il processo neuroendocrino che comporta il parto normale, è stato modificato epigeneticamente più di 350 regioni del DNA includendo i geni relazionati alla risposta immunitaria e al metabolismo. Questo spiegherebbe perché c’è una maggiore incidenza di malattie come l’asma, la celiachia, l’obesità, il diabete…nelle persone nate con taglio cesareo. Non sto dicendo con questo che dobbiamo essere assolutamente contrari al cesareo, ma questi devono essere limitati a quei casi in cui sono indispensabili per salvare vite umane. Rispettando quanto sostenuto dall’OMS che non si dovrebbe fare più del 10-15% di cesarei in nessuna regione del mondo.

SVA: Tenendo in considerazione tutto quanto ci hai detto, rimane chiaro che le condizioni del concepimento, la gestazione e il parto (nella maggioranza dei casi viene eseguito con un cesareo programmato, per facilitare che gli acquirenti possano essere presenti al parto) già imposto alle madri nei contratti di surrogazione, non sono i più idonei per la diade madre-bambino e impatterebbe negativamente sulla salute di entrambi.

MAA: effettivamente

Il bebè umano quando nasce, si aspetta l’incontro con sua madre, così lo ha già determinato nel suo cervello e nei suoi geni, e la madre ha esattamente la stessa aspettativa. Tutto ciò che ostacolerà questo processo, e che purtroppo è esattamente quello che fa la surrogazione, provocherà: stress, parto traumatico, medicalizzazione del parto, separazione madre-figlio, ecc., e avrà ripercussioni negative sulla salute fisica e mentale del bebè e anche della madre.

Il problema è che molti di fronte al fatto che razionalmente non ricordiamo i nostri primi momenti e anni di vita, né ciò che accade in queste prime fasi, si crede che non hanno alcuna importanza; Ma è certo che SI ha importanza! Il fatto che il cervello sia immaturo non significa che il bebè umano non senta né patisca; Al contrario di quello che si pensa, in questo stadio nel cervello si producono cambiamenti neuro anatomici decisivi che impatteranno nella salute e nei geni. C’è una grande plasticità a livello cerebrale e nei suoi geni in questo periodo nella madre. Specialmente in tutta la fase del parto, tutto quello che accade intorno al bebè in tutto il periodo dalla gravidanza e fino al primo anno di vita sarà decisivo.

SVA: Nei tuoi scritti, di solito insisti sulla necessità di unire scienza e umanesimo. Da questa prospettiva, quali implicazioni etiche e di conoscenza si devono adottare nella gravidanza, parto e salute materna e infantile nell’analisi della gestazione per altri?

MAA: Il problema che abbiamo oggi con la velocità del progresso, è che non ci siamo solo specializzati, ma super-specializzati. Già non è più sufficiente essere un traumatologo,  ora ci sono i traumatologi solo del ginocchio, per esempio. Un aneddoto che sempre racconto è quello di un cardiologo che auscultato il suo paziente attraverso una zona di pelle dove aveva avuto un melanoma (cancro di pelle). Nella visita il medico non ha visto nè considerato il melanoma, perché la pelle appartiene al specialista in  dermatologia.

La super-specializzazione è ottima  per certi versi ovviamente! Tuttavia la tecnoscienza ci porta a una medicina sempre più divisa e tecnologica. Non vediamo più l’essere umano nella sua totalità, ma lo analizziamo o studiamo per parti separate una dell’altra. Per questo è possibile che alcune persone invece di vedere una donna, vedono solo un utero con capacita di generare, quando in realtà è la donna nella sua interezza a vivere l’intero processo della maternità.

Però dobbiamo andare oltre, si stiamo parlando di divisioni del corpo, si succede questo, immaginate dove vanno a finire gli aspetti bio-psico-sociali della malattia. La medicina si ha convertito non più in scienza ma in scientismo (ma questo farebbe parte di un’altra intervista). Quando in realtà  dovremo  recuperare quel mix di scienza, arte e umanesimo che era la medicina. E da questo punto di vista, ovviamente, non tutto vale, sebbene sia tecnicamente e scientificamente possibile. Però sfortunatamente, gli aspetti etici oggi sono molto indietro. Si dovrebbe fare una rivoluzione etica per che si possa unire scienza (non lo scientismo) e umanesimo.

Non possiamo permettere che gli interessi del mercato ci portino alla disumanizzazione che stiamo assistendo oggi e alla reificazione della vita.

Nel caso specifico della gestazione surrogata, a nessuno importano le implicazioni che avranno le madri incinta sulla loro salute, queste donne vivono una gravidanza completamente dissociate, tentando di contraddire con il loro cervello razionale al  cervello istintivo e intuitivo.

Questo dovrebbe essere oggetto di ricerca, di studio, ma questi t studi scientifici, non interessano al mercato, ed è per questo che si cade nello scientismo. La scienza dovrebbe essere neutrale e non lo è, si fanno ricerche solo su ciò che interessa al business.

Nemmeno in relazione al bebè, si studia affondo l’impatto che la surrogazione ha in quelle creature.

 Anche si comprendiamo un po’ tutto quello che ho raccontato su quello che riguarda la salute epigenetica e neuroscienze primaria e neonatale ne consegue logicamente che la maternità surrogata non è esattamente il meglio o lo auspicabile per un bebè.

Scusate si ancora insisto, questo non interessa alla ricerca perchè non è conveniente né interessante per il business multimilionario, anche si ogni tanto, ma non molto spesso sfugge qualche ricerca, come quella su ” “Perinatal outcomes after natural conception versus in vitro fertilization (IVF) in gestational surrogates: a model to evaluate IVF treatment versus maternal effects” (Conseguenze perinatali dopo il concepimento naturale in confronto a quello con la tecnica di fecondazione in vitro (IVF) nella gestazione surrogata): un modello per valutare gli effetti del trattamento del IVF nella madre “, si ha dedotto che effettivamente la maternità surrogata SI ha strascichi nella salute del bebè e della madre, come abbiamo visto precedentemente.

Scarica l’intervista in originale

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